[EN] Released at the beginning of July and produced by the French collective Non Serviam as a benefit for anarchist comrades arrested and repressed by the police, this compilation includes 13 bands and it’s 86 minutes long. This is a track-by-track exploration.

[IT] Uscita ad inizio luglio e realizzata dal collettivo francese dei Non Serviam come benefit per compagn anarchic arrestat e repress dalla persecuzione poliziesca, questa compilation comprende 13 band per una durata complessiva di ben 86 minuti. Questa è un’esplorazione traccia per traccia.

Italiano sotto ↓

Not a minute of silence... a lifetime of struggle! artwork

It begins grandly with Feminazgul, who proposes their version of “A las barricadas”, a famous anarchist song from the Spanish civil war, based in turn on the music of “Warszawianka 1905 roku”, a folk polish song of the end of the nineteenth century. Wisely mixing the anarchist choir with fierce black metal and frenzied screaming, the band achieves an excellent epic and explosive effect which unravels through the more than 7 minutes of the song.
After that, there is another cover song (while in this case, it is more of a parody), namely Burzum’s “Dunkelheit” which, by the hands of Non Serviam, becomes “Dumbelheit”. It takes the riffing and ambient effects of the original song, but with a more intriguing and subtle atmosphere, which optimises the final result.

The third song is “A fate worse than home” by Iravu, which after a brief ambient intro, moves to a faster pace which, during the song, leaves space for more atmospheric transitions.
“The revolution is in the details” follows, by the Greek project Spectral Lore: epic black metal with a melody which makes the song engaging and pleasant to listen to.
“Voidwalker” by Ancst from Germany, offers a black metal “soiled” by strong crust/punk veins and a reminiscence by the best Killswitch Engage (without falling into too melodic transitions, characteristic of a type of metalcore which results indigestible by many listeners of more extreme metal).
Then it is the turn of “our local” act Nachtschwarz, a great duo which proposes a sound which recalls Naglfar and Dissection of the first two albums and, in this song, after a very pleasant arpeggiated intro, offers a series of fast-paced riffs and some great tempo changes.
Even though my favourite part of the compilation is centred around the first six songs, the next seven have something to say too.
US’ Bring forth the exodus, with “The inexorable collapse of a broken system”, propose a crescendo which unravels from an initial hypnotic arpeggio and then evolves into a piece with strong depressive black metal shades, which reminds of the best Nocturnal Depression.
“Endlessly confined” by Cave ne cadas, is inspired by Iskra and by their mix of crust/punk/hc and black metal, with some slower bits to draw breath.
“Life-blood” by Carivari is a short but intense song which pretty much remains on similar notes to the previous one, but with a more lo-fi approach, as well as a more “dirty” and raw atmosphere.
Then it is the turn of US Homeskin which, with “Not mindful”, drags black metal 30 years back, to its origins, reminding of the most feral and raw Satyricon (the ones of the Enslaved split album, to be clear), while the next “The opening crawl” by AISTEACH changes drastically, proposing and industrial/martial song, hypnotising and dissonant.
“Catafalque” by Subliminal hex is a good ambient piece, playing on a gloomy and distressing atmosphere, the same we find in the initial arpeggio of the following track: “Prevailing winds” by Towers of Filargyria, right before a numbing black metal outburst worthy of the best Darkthrone of the times that were (meaning: first ’90s).
Then it’s the turn for the last two tracks of the compilation.
“What destroys us” by Tumultuous ruins stays on the style of a primordial black metal, alternating with black/thrash transitions which break the rhythm and allow for some rest.
The last song, “Jarman point” by UK-based Ritual object, is more than 13 minutes long, and it’s a journey inside the most desolating and gloomy ambient, the “abandon all hope ye who enter here” kind, showing a remarkable atmosphere and a climax which reminds of the best songs by Moloch.
Conclusively the album is very well made, and we encourage you to get it because you’ll be able to put your hands on a succession of remarkable songs, and you will help comrades in need too!
A big shout-out to the comrades @ Non Serviam for putting the time and work into coordinating and producing such a RABM finesse!
Antid Oto 161

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Not a minute of silence... a lifetime of struggle! artwork

Si parte subito alla grande con le Feminazgul che propongono una loro versione di “A las barricadas”, famoso canto anarchico della guerra civile spagnola a sua volta basato sulla musica di “Warszawianka 1905 roku“, canto polacco di fine ottocento. Mischiando sapientemente il coro anarchico con sfuriate di feroce black metal e screaming indiavolati, le nostre ottengono un ottimo effetto epico e dirompente che si dipana lungo tutti i più di 7 minuti di durata del pezzo. 
Segue un’altra cover (anche se in questo caso si tratta di una parodia) ossia “Dunkelheit” di Burzum che, ad opera del collettivo dei Non Serviam, diventa “Dumbelheit”. Vengono ripresi il riffing e gli effetti ambient del pezzo originale, ma gli viene donata un’atmosfera più rarefatta ed intrigante, ottimizzando così il risultato finale. 

Il terzo pezzo è “A fate worse than home” degli Iravu, che dopo una breve intro ambient parte a mille con un riffing serrato che, nel corso della song, lascia poi spazio anche a passaggi più atmosferici. 
Segue “The revolution is in the details” dei greci Spectral Lore, fautori di un black metal epico e con una trama melodica che rende il pezzo molto coinvolgente e piacevole all’ascolto. 
“Voidwalker” dei tedeschi Ancst offre un black metal “sporcato” con forti venature crust/punk e riminescenze anche dei migliori Killswitch Engage (senza scadere però in passaggi troppo apertamente melodici tipici di certo metalcore che rendono tale genere indigesto a molti ascoltatori del metal più estremo). 
È quindi il turno dei “nostrani” Nachtschwarz, ottimo duo che propone sonorità vicine ai Naglfar e ai Dissection dei primi due dischi, e in questo pezzo, dopo una intro arpeggiata molto gradevole, offre una serie di riff serrati e cambi di tempo davvero gradevoli.
Anche se ciò che preferisco della compilation si concentra nei primi sei pezzi, i successivi sette hanno davvero tanto da dire.
Gli americani Bring forth the exodus, con “The inexorable collapse of a broken system”, propongono un crescendo che si dipana da un iniziale arpeggio ipnotico per poi evolversi in un pezzo dalle forti tinte depressive black metal, che ricorda i migliori Nocturnal Depression. 
“Endlessly confined” dei Cave ne cadas si ispira agli Iskra e al loro mix di black metal e crust/punk/hardcore, con qualche passaggio più rallentato per tirare un po’ il fiato.
“Life-blood” dei Carivari è un breve ma intenso pezzo che si mantiene più o meno sulle coordinate di quello che lo precede, ma con un taglio leggermente più lo-fi e un’atmosfera più “sporca” e grezza. 
Seguono gli americani Homeskin che, con “Not mindful”, riportano il black metal indietro di trent’anni alle sue origini, ricordando i Satyricon più grezzi e ferali (quelli dello split con gli Enslaved, per capirci meglio), mentre la successiva “The opening crawl” degli AISTEACH cambia totalmente registro proponendo un industrial/martial ipnotico e dissonante. 
“Catafalque” dei Subliminal hex è un bel pezzo ambient che gioca molto su atmosfere cupe ed angoscianti, le stesse che ritroviamo negli arpeggi iniziali del pezzo successivo, ossia “Prevailing winds” dei Towers of Filargyria, prima che partano sfuriate di un black metal annichilente degno dei migliori Darkthrone dei tempi che furono (leggi: primi anni ’90). 
È quindi il turno degli ultimi due pezzi in scaletta. 
“What destroys us” dei Tumultuous ruins si mantiene sulle coordinate stilistiche di un black metal dei primordi alternato da passaggi vagamente black/thrash che spezzano un po’ il ritmo e permettono di tirare il fiato. 
L’ultimo pezzo, “Jarman point” dei britannici Ritual object e lungo oltre 13 minuti, è un viaggio nei meandri dell’ambient più cupo e desolante, tipo “lasciate ogni speranza voi che entrate”, con atmosfere davvero degne di nota ed una climax che ricorda passaggi dei pezzi più riusciti di Moloch. 
In conclusione il disco è davvero bene riuscito, ed è consigliato perché oltre ad accaparrarsi una sequela di pezzi davvero degni di nota, si aiutano pure compagn in difficoltà!
Un grande riconoscimento ai/alle compa Non Serviam per aver speso tempo e lavoro nel coordinare e produrre questa finezza RABM!
Antid Oto 161

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